DON GERVASIO FORNARA NEL SUO UFFICIO DELLA PARROCCHIA SACRO CUORE DI GESU', DEL VALENTINO, A CASALE MONF.TO
UN MISSIONARIO IN CANOA
La giornalista
Veronica Iannotti ripercorre in questo libro-intervista la vera vita del
missionario salesiano don Gervasio Fornara che, partito non ancora sacerdote per
Clicca qui per la brochure riguardante la Parrocchia/Basilica Sacro Cuore di Gesù
FOTO DELLA VITA DI DON GERVASIO FORNARA FONDATORE DI DUE CENTRI MISSIONARI NELLA FORESTA COLOMBIANA
![]() Incontro con il Papa il 31 gennaio 1981 |
![]() festa di san Giovanni Bosco |
![]() 24 ottobre 1961: sulla nave "Marco Polo" a Genova |
![]() Dicembre 1961, in Colombia da un mese |
![]() Per le strade della Colombia |
![]() |
![]() 1963-1965: Scuola Agraria di Ibaguè, Colombia |
![]() Scuola Agraria di Ibaguè, Colombia |
![]() |
![]() Nel territorio di Agua De Dios dei lebbrosi |
![]() 28 Ottobre 1967: Ordinazione Sacerdotale a Bogotà da parte del Papa Giovanni Paolo VI |
![]() Agosto 1968: 1a messa in seminario a Bogotà |
![]() Santa Messa sulla stada del Centro Missionario di don Gervasio a Condoto |
|
![]() Uno dei tantissimi battesimi celebrati |
![]() |
![]() |
![]() Le strade in foresta sono i fiumi |
![]() |
![]() La canoa è l'utilitaria del missionario |
![]() Il quotidiano regionale sottolinea l'aggressione avuta da don Gervasio vicino alla sua missione |
![]() El taxi missionario per arrivare ai villaggi |
![]() |
![]() Uno dei tanti mercoledì delle ceneri |
![]() |
![]() In una delle scuole della missione, a Condoto |
INTERVISTA A DON
GERVASIO SU ALCUNI DEI MOLTISSIMI EPISODI DELLA
SUA VITA IN MISSIONE
DIO
NON SI LASCIA VINCERE IN GENEROSITÀ
Stavo andando lungo il fiume Iro verso Santa Rita con un
gruppo di persone proveniente da Medellin che mi dava una mano nei vari villaggi
della mia Missione. Il fiume si seccò e lasciammo le canoe a Vivo Vivo, per poi
proseguire a piedi. Verso Mezzogiorno ci fermammo per riposare e
mangiare due gallette contate a testa, come spesso capitava.
Stavamo pregando quando giunse una donna che veniva da un altro fiume a piedi e
che si fermò presso di noi; all’improvviso tira fuori dalla bisaccia un grande
pane che era andata a recuperare molto lontano per i suoi
bambini e ce lo offrì. Rispondemmo
che avevamo già pranzato (erano bastate come sempre solo le due gallette N.d.r.)
ma lei non ci fa caso, prende quel pane, lo fa a pezzi e ne dà un
pezzo a ciascuno di noi.
Un paio di mesi dopo scendevo in canoa lungo lo stesso fiume che era in piena e
pioveva a dirotto, quando davanti ai vogatori vedemmo una canoa che stava per
schiantarsi contro una roccia in mezzo al fiume: c’erano una donna e due
bambini. Fermammo la nostra canoa, i vogatori si gettarono in acqua, la
canoa della donna si sfracellò, mentre lei prendeva un bambino e i vogatori
presero l’altro bambino e la stessa donna con il primo bambino.
Un mese dopo passavo nei miei diversi villaggi e volli cercare quella signora
per ringraziarla per aver condiviso con generosità il pane con me ed il mio
gruppetto. La donna in tutta risposta mi disse che era lei a ringraziare
per avere salvato la sua vita e quella dei suoi figli.
Non l’avevo riconosciuta per il maltempo e le condizioni di disperazione in cui
si trovava. Lei molto generosamente ci aveva dato nella sua povertà tutto il
pane che aveva e Dio le ha salvato la vita.
Dio non si lascia vincere in
generosità.
Parla Don Gervasio del suo primo centro missionario di
Condoto:
Condoto è un territorio molto ricco di platino (4° produttore mondiale) e
di oro (2° produttore in Colombia). La ricerca avviene nei fiumi, torrenti
e ruscelli in modo artigianale, con i famosi piatti (in spagnolo "batea")
pescando nell'acqua.
Quando è stata realizzata la strada nella foresta, sono arrivati uomini bianchi
con draghe e ruspe, che indubbiamente estraevano quantità di materiale prezioso
che faceva gola agli abitanti, e così
sorsero
dei diverbi relativi ai confini dei territori anche solo per decine di
centimetri di terra.
In un villaggio di nome Opogodò, ad un'ora a piedi da Condoto, in una bettola
fra ubriachi si ebbe una rissa ed uno degli uomini bianchi accoltellò un uomo
del posto uccidendolo. I bianchi si diedero alla fuga e ci fu la caccia al
“bianco”.
Mentre si trasportava il cadavere per il funerale, arrivando al villaggio,
l'odio della gente era fortissimo. Arrivai alla cappella, e feci portare un
tavolino fuori davanti alla chiesetta, provocando una violenta reazione di un
gruppo di persone (caporioni) non del posto.
La mia spiegazione fu semplice: “guardatevi attorno e contate la gente, in
chiesa non ci staremmo solo in una decima parte”. Accettarono. Però nel
momento penitenziale, dissi loro: “sono sempre stato sincero con voi, il motivo
vero per cui non entriamo è questo: né io né voi siamo degni di entrare: io
perché dopo tanti anni non sono riuscito a presentare il vangelo del
perdono, e voi guardatevi in faccia e negli occhi, e vedete se i sentimenti che
provate sono degni della presenza di Dio.
Dopo averlo portato al cimitero, dissi loro che la chiesa sarebbe stata chiusa.
L'avrei aperta solo se la domenica seguente (era lunedì) si fossero presentati
tutti in massa alle
Il giorno dopo (martedì) corsi dal Vicario Apostolico, per informarlo
dell'accaduto, perché io non avevo nessuna autorità per chiudere la chiesa. Il
vescovo era riunito con tutto il clero, tutti già conoscevano gli avvenimenti, e
quando chiesi perdono per la decisione presa, lui invece si complimentò per la
fermezza usata.
Da allora e per vari mesi sapevo di essere minacciato, ma nel villaggio prevalse
la saggezza e si capì che non si doveva percorrere la strada della violenza.
N.d.r.
Ma le minacce di morte arrivavano sempre di più anche se don Gervasio continuava
ad ignorarle, quando giunse il tempo della Messa di trigesima del defunto. Il
missionario dovette attraversare un lungo sentiero attraverso la foresta per
arrivare a dire
Molte persone della sua missione avrebbero voluto accompagnarlo e scortarlo per
difenderlo da una possibile morte ma don Gervasio non volle perché diceva che
avrebbero ucciso anche loro.
Quando partì percorrendo una scorciatoia nella foresta pregava, e dal luogo di
destinazione la gente lo attendeva con trepidazione pregando anch’essa che
arrivasse salvo.
Tutto andò bene e il missionario riuscì a tornare a casa nella stessa maniera
con grande giubilo di tutti. E tutti lo amavano.
Don Gervasio non pensa alla politica ma
al bene della sua Missione
Mentre succedeva tutto questo arrivò dietro di lui tutta la popolazione della
sua missione e le autorità regionali si ritirarono. Il superiore diretto di Don
Gervasio lo chiamò da Medellin preoccupato chiedendogli cosa era successo,
in quanto gli era stato detto che si stavo mettendo in politica.
Don Gervasio candidamente gli rispose di aver fatto solamente il suo dovere e
cioè di aver difeso la sua gente da un brutto sopruso.
don Gervasio: i soldati
GOVERNATIVI e i
guerriglieri della FARC
Io gli ho risposto: “quello che a me interessa è la vita sia dei suoi uomini sia
quella dei guerriglieri. Per cui sappia che mai dirò né della Vostra presenza a
loro, né della loro a Voi.
Perché io sono per la vita e non sono d’accordo per la violenza, per cui mai la
provocherò, e farò di tutto per salvare la vita di tutti."
DON GERVASIO PARROCO DELLA BASILICA DEL
SACRO CUORE DI GESU'
dove si possono lucrare le stesse indulgenze plenarie della Basilica di San Pietro
Domenica 25 settembre 2011
è stato particolarmente coinvolgente, il
periodico incontro di preghiera alla Parrocchia
del
Cuore Immacolato di Maria,
a Porta Milano. Dopo la lettura del Messaggio
dato dalla Madonna a Medjugorje,
Don Gervasio in 41 anni di missione e 43 di
sacerdozio ha fondato nella foresta colombiana
(dove si spostava solo a piedi o in canoa) 2
centri missionari nelle regioni di Choco’ “Buenaventura”
e “Condoto” con 40 villaggi e più di 40.000 tra
indios e africani (deportati dall’africa dagli
spagnoli), sormontando ostacoli di tutti i
generi con l’aiuto della Madonna.
Don Gervasio, un missionario tra la gente
Don Gervasio è stato uno dei primi
sacerdoti a Casale Monferrato che ha accolto favorevolmente i
messaggi di Medjugorje dando anche la sua disponibilità per
accogliere la testimonianza di una delle veggenti (Marija Pavlovic)
nel 2004.
In
quell’occasione
poiché non era stato possibile effettuare la
testimonianza nella chiesa del Valentino, (per colpa
dell'organizzatore che non aveva informato preventivamente il
Vescovo e per di più aveva stampato il programma dettagliando
che l'apparizione sarebbe avvenuta ad una certa ora precisa ed
esattamente alle 6,45, ora legale, il Vescovo aveva ordinato di
chiudere
Proprio in coincidenza con la visita della veggente Marija del
2004, viene spontaneo ricordare bene la figura di Don Gervasio
proprio in collegamento con
fatti provvidenziali
ovviamente guidati dalla Madonna
quali:
A)in poche ore mentre già 2000
persone stavano già arrivando a
Casale ((e ci si disperava perchè
anche con l'aiuto del Comune e
della Questura di Casale ancora
non si era trovato il luogo
dell’incontro ),
provvidenzialmente
all’ultimo momento era stato
individuato il luogo nel prato
attiguo alla Chiesa del Cuore
Immacolato di Maria di Porta
Milano per il quale i frati,
anche se non immediatamente, e
non senza una piccola riluttanza
per non dispiacere al
vescovo avevano dato
il loro assenso.
B)
provvidenzialmente in
neanche un’ora sono arrivate da
Santhià 2000 sedie ed il palco
necessario per
C)
provvidenzialmente pioveva a
dirotto intorno a Casale ma
invece non a Casale dove in quel
giorno di aprile un sole
fortissimo ha dovuto far
ingegnare l'organizzatore (vi
erano pure molti anziani e
malati) a farsi portare 2000
fogli di formato A3
immediatamente dalla segreteria
del Centro Studi
Galileo che
un'opportuna équipe(..!) in
brevissimo tempo ed in modo
molto professionale (!) era
riuscita a trasformare in 2000
cappellini contro il sole
(come si può notare da lacune
foto, cliccando sul primo
incontro con Marija, per cui la
veggente aveva umoristicamente
salutato tutti uscendo con
la battuta se i primi cristiani
si sarebbero così difesi dal
sole!!!)
-------------------------
Sempre il 25 settembre alle ore 22,00 dopo
Infatti ritorna (si spera temporaneamente) nei due grandi
centri missionari da lui fondati 43 anni fa nella foresta
colombiana, che è la seconda regione più piovosa del mondo e
cioè quella del Chocò: il primo chiamato “Condoto”, allocato su
quattro fiumi con un totale di 40 villaggi, e l’altro sulla
costa dell’Oceano Pacifico Colombiano che ha per centro il
“Porto di BuenaVentura”.
La
missione
di
Don Gervasio fu naturalmente di PREDICARE IL VANGELO, per
aiutare gli indios e i discendenti degli schiavi africani
deportati dagli spagnoli, ANCORA OGGI PARTICOLARMENTE BISOGNOSI
DEL SUO AIUTO E QUINDI ANCHE DELL'AIUTO DEI FEDELI CASALESI.
Ha
dovuto convivere durante gli anni della missione con il “fronte
Nella foresta colombiana si è svolta questa storia incredibile
del missionario Don Gervasio cominciata 41 anni fa, sacerdote da
43 anni, storia densa di vicende anche avventurose.
(Vedi
cliccando qui foto e alcune delle numerose storie della sua vita
missionaria nella foresta colombiana).
Il
suo lavoro di missionario, da un estremo all’altro del
territorio ( ci sono
Una caratteristica importante che Don Gervasio vuole
sottolineare è che ha sempre rispettato ed appoggiato le
tradizioni delle gente e la loro cultura: “ho imparato da loro
oltre alla lingua, il modo di vivere, ad essere una persona
umana, cristiana e un sacerdote”.
Nella sua umiltà dice di non aver costruito nulla, ma “mi sono
interessato solo a creare comunità e per questo credo che
vogliono che io ritorni definitivamente ma sanno che io vado da
loro come invitato per la celebrazione relativa alla fondazione
dei villaggi missionari ."
CLICCARE QUI
PER
ELENCO SINTETICO DI
ALCUNI
DEI PRIMI INCONTRI DI MEDJUGORJE
da noi organizzati